Seconda tappa della Via Creationis
Siamo giunti alla seconda tappa della Via della Creazione, quella dedicata alla bontà dei corpi celesti. Il cielo notturno cosparso di astri è forse una delle cose più contemplate dall’inizio della storia dell’umanità… e non è difficile pensare che – di fronte a tanta bellezza – anche Dio stesso abbia contemplato l’opera delle sue mani, compiacendosene. Mi piace ricordare una delle più celebri pagine di Kant, nella parte conclusiva della Critica della ragion pratica, dove si legge “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. […]
La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata.
La seconda comincia dal mio io indivisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria”.
Quanto è importante essere consapevoli della nostra appartenenza ad un tutto che è più grande di noi ma di cui siamo parte integrante, ed essere coscienti che noi stessi siamo un universo infinito!
In questa tappa merita un riferimento anche il Cantico delle creature di S. Francesco d’Assisi:
Laudato sie, mi’ Signore,
cum tucte le tue creature,
spezialmente messer lo frate sole,
lo quale è iorno et allumini noi per lui.
Et ellu è bello e radiante
cum grande splendore
De te, Altissimu, porta significatione.
Laudato sie, mi’ Signore,
per sora luna e le stelle,
in celu le hai formate clarite
et pretiose et belle.
In “Vivi laudato si'”1, un libro di Antonio Caschetto, esponente del Movimento Laudato Si’, leggiamo: «Il sole è descritto da Francesco con un signore, un messer, e tre sono i suoi aggettivi: bello, raggiante e segno parlante di Dio. Nel Cantico, come nel creato, ogni creatura è se stessa, ma è anche immagine e voce del Creatore.
La cosa più importante che fa il sole è illuminarci nel giorno, ma non di luce propria: anche lui è un mezzo: attraverso di lui, per lui, il Signore illumina.
Il nostro sguardo deve essere sempre rivolto al centro, senza rischiare di fermarci agli idoli che non danno vita. Il rischio è sempre presente: anche l’ecologia più radicale può rischiare di diventare un idolo, se mutilata del senso profondo, che è la ricerca di Dio e la conversione della propria anima.
Di giorno c’è il sole, di notte c’è la luna. E compaiono le stelle. Per Francesco la luna e le stelle evocano immagini femminili, come delle nobildonne, e tre sono gli aggettivi: chiare (anzi clarite, piccole, di un chiarore meno potente di quello del sole, che è radiante), preziose e belle. Sono punti di riferimento nella notte, spesso fonte di ispirazione e delizia, ma sono anche “sorelle” come tutte le altre creature: Francesco immagina il creato non come qualcosa di lontano, ma arriva a chiamare ogni cosa come fratello o sorella. E di conseguenza, visto dalla nostra prospettiva, ciascuno di noi è fratello o sorella delle creature».
La consapevolezza di un rapporto di fratellanza con il creato può fare la differenza: “Se non parliamo più la lingua della fraternità e della bellezza nel nostro rapporto con il mondo, il nostro atteggiamento sarà quello dei padroni, consumatori, sfruttatori spietati”2. E allora, con questo spirito e con sguardo contemplativo, accingiamoci a pregare e meditare la seconda stazione della via Creationis.
Emanuela Chiang
NOTE:
1 “Vivi Laudato Si’. Dal Cantico all’Enciclica con lo sguardo di Francesco” – Edizioni Francescane Italiane, 2022.
2 Laudato si’ 11, Papa Francesco.
PREGHIAMO
℣. Lode a Te, Dio Creatore.
℟. Ti ringraziamo per la Tua magnifica Creazione.
Dal Libro della Genesi (1:14,16,18)
Dio disse: “Ci siano luci nel firmamento del cielo…” Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle…. E Dio vide che era cosa buona.
Dal Libro della Creazione
Alcuni milioni di anni dopo, i materiali rilasciati dal Big Bang – soprattutto idrogeno ed elio – si raffreddarono gradualmente e iniziarono ad accumularsi, spinti dalla gravità. Nacquero le prime stelle. Le sfere abbaglianti, liberando un’enorme energia dalla loro fusione nucleare, adornavano le vaste distese dell’universo primordiale. Alla fine, le stelle primordiali collassarono in massicce esplosioni, note anche come supernove. Questi lunghi cicli di nascita e collasso stellare formarono nuovi elementi chimici, essenziali affinché la vita fiorisse in seguito.
℣. Dio vide che le stelle erano buone.
℟. Quanto è buono tutto il Creato. Sia lodato Dio!
Alla fine, le stelle si raggrupparono in galassie. Questi vortici volanti di materia cosmica si sono evoluti in tutti i tipi di bellissime forme e colori, fondendo il bianco scintillante delle stelle affollate con le diverse tavolozze di nuvole di polvere e gas: giallo, arancione, rosso, rosa, viola, blu e altro ancora. Nel corso di miliardi di anni, il cosmo ha dato vita ad almeno un trilione di queste splendide galassie, ciascuna delle quali contiene miliardi di stelle.
℣. Dio vide che le galassie erano buone.
℟. Quanto è buono tutto il Creato. Sia lodato Dio!
Circa 6 miliardi di anni fa, in una galassia casuale – la nostra Via Lattea – ebbe luogo un’altra supernova. Ma questo per noi è stato speciale. Una vecchia stella, l’antica madre del nostro Sole collassò a causa di una massiccia esplosione. Si liberò una favolosa nube di polvere cosmica, terreno fertile per la formazione di nuove stelle e pianeti. Una favolosa nuvola di polvere cosmica da cui proveniamo tutti, contenente di tutto, dal calcio nelle nostre ossa al carbonio nei nostri muscoli e oltre.
℣. Dio vide che la nostra supernova ancestrale era buona.
℟. Quanto è buono tutto il Creato. Sia lodato Dio!
Circa 4,6 miliardi di anni fa, dai resti dell’esplosione di una supernova, nacque una nuova stella, il Sole. Il nostro maestoso Sole. Il nostro sacro Sole.
℣. Dio vide che il Sole era buono.
℟. Quanto è buono tutto il Creato. Sia lodato Dio!
Qualche tempo dopo, in orbita attorno al Sole, si formarono la Terra e altri pianeti, anch’essi provenienti dagli stessi detriti della supernova. La Terra era una palla di fuoco, una zuppa di roccia fusa. La nostra sacra Terra era piena di creatività pronta per essere liberata.
℣. Dio vide che la Terra era buona.
℟. Quanto è buono tutto il Creato. Sia lodato Dio!
Poco dopo, la Luna si formò e iniziò ad orbitare attorno alla Terra, molto probabilmente dopo l’impatto di un grande corpo. Da allora la roccia gigante è la nostra fedele compagna. Da allora la nostra sacra luna adorna i nostri cieli notturni.
℣. Dio vide che la Luna era buona.
℟. Quanto è buono tutto il Creato. Sia lodato Dio!
Si recita insieme il Salmo 8
Un momento di silenzio e di riflessione sul tema della stazione.
℟. Amen.
Laudato si’ mi Signore per tutte le tue creature (4v)
Immagine di copertina: particolare del quadro “Notte stellata” di Vincent van Gogh in Google Arts & Culture – bgEuwDxel93-Pg, Public Domain, Link




