Monte Sole, il tesoro della memoria

LA BEATIFICAZIONE DEI PRETI MARTIRI

Disarmare i cuori per costruire la pace

La lettera dell’Arcivescovo di Bologna Card. Matteo Maria Zuppi

La beatificazione di tre dei preti uccisi durante gli eccidi di Monte Sole, don Ubaldo Marchioni, don Elia Comini e padre Martino Capelli, è una occasione speciale per la diocesi di Bologna e per le comunità salesiane e dehoniane per ripensare alla chiamata ad essere oggi “artigiani di pace”.

Questo numero speciale della rivista “Vivere” ci aiuta in modo ricco ed approfondito a fare memoria della vita e della testimonianza di ciascuno di questi tre martiri: l’ascolto della loro storia ci conduce a ritornare col cuore a quei fatti e ci invita a risalire a Monte Sole non per un semplice esercizio di commemorazione, ma per riscoprire cosa significhi essere una Chiesa che custodisce un tesoro così prezioso. Un tesoro fatto di sangue innocente e di insegnamenti altissimi, che il Cardinale Biffi affidò nel 1985 alla Piccola Famiglia dell’Annunziata di don Giuseppe Dossetti, affinché venisse compreso con una “intelligenza crescente”.

Risalire questo monte significa riconoscersi parte di un popolo di Dio che non conosce confini angusti. La memoria di Monte Sole non appartiene a una fazione, ma all’intera comunità cristiana e civile. Questo patto non è un atto formale, ma una scelta profonda: quella di trasformare il dolore in una testimonianza attiva e in un cantiere di pace. Le lampade della speranza, che il mistero del male tenta costantemente di spegnere, se unite, diventano più forti. In un tempo dominato da oscurità e violenza dell’uomo sull’uomo, abbiamo bisogno di questa luce per squarciare il velo dell’indifferenza. C’è un silenzio che uccide quanto le armi: è il silenzio colpevole sulle vittime. Per onorare Monte Sole, dobbiamo affrancarci dalle contrapposizioni ideologiche che dividono la società in tifoserie. Esiste un’unica parte dove ogni uomo e ogni credente deve collocarsi senza esitazioni né distinguo: la parte delle vittime. In ogni vittima brilla l’immagine di Dio. Cristo stesso si è fatto vittima perché l’uomo potesse ritrovare la propria dignità originaria, quella capacità di rispettare e di essere rispettato. Le vittime non appartengono a una fazione politica o a un’etnia; esse appartengono a tutti noi. Guardare a loro significa contemplare la Croce di Gesù, che si riflette nelle innumerevoli croci che la complicità umana continua a innalzare.

Una complicità grigia, fatta di esecutori volenterosi ma anche di spettatori muti, di giudici che condannano l’innocente e di seminatori d’odio che agiscono nell’ombra. Il male ha una strategia precisa: trasformare le persone in numeri, cancellare l’identità nella morte. Risalire a Monte Sole significa restituire a ogni vittima il suo nome e la sua storia unica. Significa piangere per quegli anni rubati, ascoltare il testamento soffocato di chi ha affrontato la disperazione dell’ingiustizia.

Davanti a un dolore così immenso, l’uso di parole di disprezzo o di odio appare come un insulto intollerabile. Dobbiamo imparare a guardare l’uomo “senza etichette”, partendo dai più fragili. Quell’orgia di sangue che colpì l’appennino bolognese nel 1944 non fu un evento isolato, ma l’epifania di semi gettati con consapevolezza. L’indifferenza è il terreno fertile in cui il lupo che abita l’uomo si risveglia, deformando i sentimenti fino all’orrore.

Oggi il ricordo dei preti martiri di Monte Sole ci chiama a una scelta evangelica radicale: essere artigiani di pace. Non è un impegno per “anime belle” o un esercizio di retorica, ma una lotta serrata contro la complicità con il male. In un mondo che vive una “guerra mondiale a pezzi”, ognuno di noi ha il dovere di costruire un“pezzo di pace”. La pace non è un accessorio della fede, ma la sua essenza. Essere uomini di pace significa sminare i pregiudizi, trasformare le lance in falci e riparare i danni dell’odio. È la scelta di stare dalla parte del povero Lazzaro, riconoscendo in lui un fratello. Solo curando gli infermi della terra potremo trovare quell’amore che troppo spesso cerchiamo inutilmente nel benessere individuale. I martiri don Ubaldo Marchioni, don Elia Comini e padre Martino Capelli ci ricordano la nostra missione: disarmare i cuori e le mani, e restare per sempre dalla parte della pace. Cristo, Figlio del Dio vivo, abbia pietà di noi. Pastori martiri di Monte Sole, pregate per noi.

Card. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna

SIGNIFICATO DEL LOGO DELLA BEATIFICAZIONE

Un cerchio formato dalla palma del martirio, segno di vittoria, e parole del Vangelo secondo Giovanni sulla Passione del Signore incorniciano diversi simboli che rimandano al martirio di don Ubaldo Marchioni, don Elia Comini, sdb e padre Martino Capelli, scj. Al centro del logo troviamo la stola sacerdotale di colore rosso, che richiama il colore dei martiri che hanno versato il loro sangue per Cristo. Inoltre, questa stola forma la lettera M in chiaro riferimento alla devozione che questi tre sacerdoti nutrivano per Maria. Tre gocce di sangue versato raccontano del loro martirio, seguendo le orme dell’Agnello immolato.

Nel cuore dell’immagine risalta la pisside forata da un proiettile, testimone del martirio di don Ubaldo Marchioni. Mentre era nelle sue mani è sgorgato il suo sangue unito a quello del Salvatore, il quale, versando il proprio sangue, ha consegnato la vita sulla Croce per la nostra redenzione.

Sono stati tre servitori fedeli il cui sacrificio non è rimasto isolato. Il martirio dei tre sacerdoti si unisce con il martirio di Cristo: come il Buon Pastore fu trafitto per il suo gregge, così essi hanno offerto la vita, trasformando il proprio sangue in un prolungamento di quell’unico sacrificio che salva il mondo: dal suo Cuore “subito ne usci sangue e acqua”.

Testo: P. Ramón Domîguez, scj Disegno logo: P. José Ronaldo Castro Gouvêa, scj

Immagine di copertina: particolare del monumento dedicato alle vittime dell’eccidio di Monte Sole a Marzabotto.

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