MARIA, MADRE DELLA CHIESA
Gesù non nasce nel palazzo di un re, non cresce nel tempio, ma nella casa di un artigiano di Nazaret. Vivrà in una vera famiglia, avrà un padre e una madre che lo allevano, lo educano e lo avviano alla vita. Così ha scelto di venire tra noi il Figlio di Dio, che sin dal primo presentarsi al mondo si colloca tra la gente comune, così come si schiererà sempre a favore dei più poveri.
LA VITA A NAZARET
Gesù ha santificato con la sua crescita, per trent’anni, la vita normale di ogni persona umana: ha avuto bisogno del latte di una mamma e dell’aiuto di un padre, ha conosciuto l’obbedienza del bambino e del ragazzo, la convivenza in famiglia, l’amicizia, lo studio e il lavoro di artigiano, i rapporti con la gente del suo villaggio.
La famiglia in cui è vissuto Gesù, la famiglia di Maria e Giuseppe, è molto simile alle nostre. I suoi problemi sin dall’inizio sono molto concreti e problematici: povertà e disagi, emigrazione, qualche incomprensione nei confronti di un figlio che cresce. Ma nello stesso tempo è una famiglia molto diversa dalle nostre. Maria è una donna scelta da Dio e che si è consegnata a lui senza riserve; anche Giuseppe ha ricevuto un messaggio celeste; è un uomo giusto, fedele alle tradizioni e si mette totalmente al servizio di Gesù e di Maria. In questa famiglia soprattutto è presente il Figlio di Dio fatto uomo. E questo la rende specialissima, una squarcio di cielo in terra.
LA CRESCITA DI GESÙ IN FAMIGLIA
Gli evangelisti non danno spazio alla nostra curiosità di conoscere la vita quotidiana di questa famiglia, vissuta probabilmente in una normalità che non può non sorprendere. «Per i teologi è difficile rispondere alla domanda su che tipo di educazione ricevette Gesù nella Santa Famiglia. Sembra strano, ma secondo i racconti apocrifi, nessuna; dipingono il piccolo Gesù come Dio che conosce già tutto. Con gli occhi della carne non vedevano altro che un bambino a cui insegnare a camminare, a parlare, a salutare i vicini e a prendere in mano gli strumenti di lavoro» (Tomás Spidlík).
Qualcuno ha potuto immaginare che Gesù prima degli anni della vita pubblica abbia viaggiato e incontrato altri popoli e altre culture. Ma nulla ci autorizza a pensare che sia stato così, anche se l’esperienza di vita, la cultura e la sensibilità dell’uomo Gesù appaiono di una ricchezza e una profondità straordinarie.
È qui, comunque, in questa famiglia di Nazaret, che Gesù comincia a costruire il regno di Dio e a salvare l’umanità, condividendo la semplice quotidianità della nostra vita. Questa «normalità di Gesù», gli anni della sua nascita e della vita in famiglia, metteranno probabilmente alla prova la fede di Maria e di Giuseppe. Maria soprattutto più volte dovrà interrogarsi, meditando nel suo cuore le parole dell’angelo Gabriele.
LA CRISI DELLA FAMIGLIA NELLA NOSTRA SOCIETÀ
La famiglia, che l’Apostolicam Actuositatem, il decreto sull’apostolato dei laici del Concilio Vaticano II definisce «prima e vitale cellula della società», è al centro della crisi della nostra società e ne paga tutte le contraddizioni. Una società che ha messo al centro la mancanza di tolleranza, di pazienza e di misericordia. Esattamente le non-qualità che elenca Paolo ai cristiani di Colossi, che invita «a rivestirsi di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza» (Col 3,12-21).
«Nella famiglia alla base della gioia c’è la presenza di Dio. Se non si apre la porta della famiglia alla presenza di Dio e al suo amore, la famiglia perde l’armonia, prevalgono gli individualismi, e si spegne la gioia», dice papa Francesco.
La nostra società da vari decenni crea problemi di ogni genere alla famiglia. Tutto pare congiurare contro una coppia che voglia vivere l’amore sul serio e per sempre. Televisione e stampa, le incognite dell’economia, la stessa evoluzione del costume sociale, servono a banalizzare e a rendere difficile un rapporto di coppia che si vuole sempre più leggero e poco responsabile. La crisi della famiglia, insieme all’incertezza del futuro professionale, rendono guardinghi e poco coraggiosi i giovani, che temono di imbarcarsi in un rapporto troppo impegnativo, che duri tutta la vita. O che finisca per dissolversi alle prime difficoltà.
LA BELLEZZA DI AMARSI E DI VIVERE INSIEME LA PROPRIA FEDE
Eppure non è illusione la bellezza dell’amore per sempre. È Dio che ha voluto così la coppia sin dalla prima pagina della creazione: uomo e donna diversi e fatti l’uno per l’altra, per diventare «una sola carne». La famiglia non è una gabbia, né la tomba dell’amore. Dio che ha voluto che ogni persona umana potesse contare almeno sull’amore indiscusso di una persona che troverà sempre al suo fianco, anche nei momenti difficili, come dice bene la formula del matrimonio: «Io accolgo te come mia sposa/come mio sposo. Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita».
La vita di Maria e di Giuseppe, il loro amore e il loro donarsi, si offrono a ogni coppia come un modello ideale. Pur essendo vissuti in contesti profondamente diversi da quelli di oggi, trasmettono però alle coppie di ogni tempo la certezza che è bello mettersi a disposizione di Dio e vivere nella propria famiglia quell’amore reciproco che fa crescere e rende fecondi e felici.
San Charles de Foucauld (1858 – 1916) a Nazaret, il 10 dicembre 1897, nel giorno della festa della Madonna di Loreto, ricorda che metà casa della famiglia di Nazaret è rimasta in Palestina, l’altra metà è conservata nel Santuario di Loreto.
Casa benedetta, dove vado ogni giorno, casa amata dove mi inginocchio così frequentemente, dove tante volte ho adorato e ricevuto il santissimo Corpo di Gesù.
Casa dove Maria e Giuseppe passavano ore ai piedi di Gesù nascosto, in beata contemplazione.
Casa che in seguito vide Gesù Bambino nelle braccia della madre, Gesù adolescente, figlio modello di un’amabilità infinita.
Gesù giovane che accolse l’ultimo respiro di Giuseppe, Gesù uomo che lavorava per sostentare sua madre.
Casa che per trent’anni ha ascoltato la voce di Gesù, casa entro le cui mura ha battuto per trent’anni il suo cuore, casa da dove si è innalzata verso il cielo una costante preghiera.
Casa che divenne un Cielo, dove la Regina degli angeli e il suo santo sposo adorarono per trent’anni, insieme a miriadi di angeli, il Re dei cieli che viveva in mezzo a loro…
Sii benedetta, o casa santa!
E tu, Madre mia, che continui ad abitare spiritualmente in questo luogo che ti fu tanto caro per la presenza dell’ospite divino, benedici tutti coloro che sono devoti di questa dolce casa, che ne propagano il culto e diffondono l’amore per te!
don Umberto De Vanna, salesiano
Per celebrare le solennità e le feste mariane dell’anno liturgico, vedere il volume: «Maria per l’unità di tutti i cristiani», Elledici.
Immagine di copertina: Presentazione di Gesù al Tempio di Giovanni Bellini, particolare, fotografia di Didier Descouens – opera propria, CC BY-SA 4.0, Link.




