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Il Santo del giorno

 

Novembre 2018
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9 Novembre

Nome: ORESTE

S. ORESTE
Martire (sec. IV)

 

Oreste significa “uomo del monte”, “montanaro”. Secondo la tradizione era un medico di Tiana che distoglieva i suoi concittadini dal culto degli idoli. Di lui sappiamo con certezza soltanto una cosa: che fin dall’antichità si venerava un Martire con quel nome. Qualche monastero importante era a lui dedicato: per esempio quello che, nel IV secolo, si trovò conteso tra la giurisdizione di due Vescovi, in Cappadocia. Più tardi, nel secondo Concilio di Nicea, nel quale vennero condannati gli iconoclasti, cioè gli spezzatori e gli spregiatori delle sacre immagini, si ha notizia di un monaco partecipante al Concilio e appartenente al monastero di Sant’Oreste.
Denunziato come cristiano e diffusore della nuova fede, egli non negò e chiese al cielo un prodigio capace di far presa sul popolo, che egli voleva trarre alla verità del Cristianesimo. Infatti, con un soffio della sua bocca, le statue degli idoli volarono come foglie morte, e le colonne del tempio furono mulinate come fili di paglia. Martoriato con i chiodi, trascinato da un indomito cavallo, alla fine il suo cadavere trasfigurato venne gettato in un fiume, dal quale lo trasse un misterioso personaggio, rivestito da una magnifica dalmatica.
Le reliquie del Martire giunsero fino al luogo della leggendaria Passione, cioè l’antico e anticamente famoso monastero di Sant’Oreste, in Cappadocia.

9 Novembre

Nome: LATERANENSE

DEDICAZIONE
DELLA BASILICA LATERANENSE

 

Nel giorno in cui si fa memoria della dedicazione della basilica lateranense, la liturgia ci fa riflettere e pregare proprio sulla casa di Dio, sul significato del tempio. La preghiera di Salomone è un riconoscimento della grandezza del Signore di fronte alla piccolezza dell’uomo. Salomone riconosce un Dio grande non solo per potenza, ma soprattutto per fedeltà e misericordia. “E’ proprio vero che Dio abita sulla terra?”, chiede il re, riconoscendo la pochezza della “casa per il Signore”, pur splendida, che lui stesso ha costruito. Davanti al pozzo di Samaria Gesù insegna che la vera preghiera, l’adorazione del Dio di cui riconosciamo la grandezza nell’amore, non è limitata in questo o quel luogo.
Casa più gradita a Dio è il cuore dell’uomo, dove abitano lo Spirito e la verità: la preghiera più vera è quella che nasce dal riconoscere Gesù come salvatore. Gesù superando la contrapposizione dei luoghi di culto allarga la prospettiva e si colloca sul piano della vera conoscenza. Con la venuta del Messia il tempo dei templi per l’adorazione a Dio è finito. L’adorazione del Padre, nell’era messianica, non sarà più legata a un luogo, ma avrà una dimensione universale, e si deciderà nell’atteggiamento interiore dell’uomo orante. Gesù in altre parole sottolinea che bisognerà pregare il Padre “nello Spirito” e “nella verità”, che è la persona e la parola stessa di Gesù. La preghiera cioè sarà universale e a dimensione trinitaria: suscitata dallo Spirito Santo, e rivolta al Padre, attraverso Gesù, Figlio di Dio. La salvezza è dunque Gesù. Egli è il vero luogo per adorare e comunicare con Dio. Egli è il nuovo “tempio”, dal quale fluirà l’acqua viva dello Spirito, che costituisce il culto dell’antica legge.

9 Novembre

Nome: TEODORO

S. TEODORO
Martire (III sec.)

 

Veneratissimo nell’antichità e nel Medioevo, specialmente in Oriente, il centro del suo culto era ad Euchaita nel Ponto, dove era custodito il suo sepolcro, sul quale già nel sec. IV sorgeva una basilica ornata di pitture e mosaici, meta di continui pellegrinaggi. In questa basilica, nel giorno della festa di S. Teodoro, Gregorio di Nissa († 394) recitò un discorso che è considerato la più antica fonte su Teodoro. Da esso apprendiamo che il martire era originario dell’Oriente; arruolato nell’esercito, era stato trasferito con la sua legione nei quartieri invernali di Amasea, al tempo dell’imperatore Galerio Massimiano. Improvvisamente fu promulgato un editto col quale si ordinava ai soldati di sacrificare agli dèi; Teodoro si rifiutò di ottemperare all’ordine e nonostante le sollecitazioni del tribuno, rimase fermo nella sua decisione.
Ricondotto di nuovo in tribunale fu duramente torturato sul cavalletto; gettato in prigione perché vi morisse di fame. Finalmente fu condannato ad essere bruciato vivo. Il discorso di Nisseno, indulge al genere oratorio ed essendo rivolto a persone che dovevano conoscere la storia del martire, sorvola sui particolari cronologici e topografici; questi però ci sono indicati da una passio greca, di poco posteriore al discorso stesso. Così possiamo dire che il martirio di Teodoro avvenne il 17 febbraio (tra il 306 e il 311) ed il suo sepolcro stava ad Euchaita, (l’odierna Aukhat) in Turchia, che nel sec. X fu chiamata anche Teodoropoli. In Occidente la prima traccia di un culto tributato a Teodoro deve considerarsi l’immagine inserita nel mosaico absidale tuttora esistente nella basilica dei Santi Cosma e Damiano al foro romano, eretta da Felice IV (526-30). Monasteri a lui dedicati esistevano già alla fine del sec. VI, a Palermo e Messina, a Ravenna e a Napoli; varie chiese sorgevano nel Lazio e anche a Venezia. In diocesi di Vercelli già nel sec. X, la sua festa era celebrata il 9 novembre certamente per influsso di Roma. Nel sec. XIII il corpo di Teodoro da Euchaita sarebbe stato trasferito a Brindisi, dove è conservato in un’urna-reliquiario in argento, in un altare della Cattedrale.