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Il Santo del giorno

 

Settembre 2018
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16 Febbraio

Nome: GIUSEPPE

Beato GIUSEPPE ALLAMANO
Sacerdote (1851-1926)

 

Nacque a Castelnuovo Don Bosco il 21 gennaio 1851. Ordinato sacerdote nel 1873, fu destinato alla formazione dei seminaristi. Nel 1880 fu nominato rettore del santuario della Consolata di Torino, dove rimase fino alla morte, incontrando ogni ceto di persone che ricorrevano a lui per consigli. Trovò un campo privilegiato di formazione dei sacerdoti e dei laici nella casa di esercizi spirituali al santuario di Sant’Ignazio e gli fu affidata anche la direzione del Convitto ecclesiastico di Torino.
Intanto aveva maturato una grande apertura missionaria che lo portò a fondare nel 1901, l’Istituto della Consolata per le Missioni Estere e, nel 1910, l’Istituto delle Suore Missionarie della Consolata. Morì a Torino il 16 febbraio 1926. Tali Istituti sono altamente benemeriti per la promozione umana portata nelle missioni e per la evangelizzazione di cui i suoi membri sono forti annunziatori.

16 Febbraio

Nome: SAMUELE

Santi Elia, Geremia, Isaia, Samuele
Daniele e compagni Martiri († 310)

 

Elia, Geremia, Isaia, Samuele e Daniele erano di nazionalità egiziana e convertendosi al cristianesimo assunsero i nomi suddetti di origine bibblica.
Si recarono in Cilicia, regione della Turchia meridionale, al fini di visitare e portare conforto ad altri neofiti condannati ai lavori forzati nelle miniere.
Con l’avvento al trono imperiale di Galerio Massimiano, si intensificarono le violente persecuzioni contro i cristiani già iniziate dal suo predecessore Diocleziano
Il celebre storico ecclesiastico Eusebio di Cesarea, riportò la vicenda nella sua opera “Martiri della Palestina”.
I cinque furono condotti al cospetto del governatore Firmiliano e, orribilmente torturati, fu chiesto loro il nome e la terra d’origine: Elia elencò i nomi di tutti ed affermò che la loro patria era Gerusalemme, alludendo in tal modo alla loro meta, la Gerusalemme celeste.
Infine vennero decapitati il 16 febbraio 310.
Il medesimo giorno furono martirizzati il suo maestro, amico e forse congiunto Panfilo, presbitero, i diaconi di Gerusalemme Valente e Paolo, provenienti dalla città di Iamnia, già incarcerati da due anni, Porfirio, servo di Panfilo, Seleuco della Cappadocia, centurione, Teodulo, anziano servitore della casa del governatore Firmiliano.
Per ultimo venne martirizzato Giuliano della Cappadocia, che essendo entrato in città proveniente dalla campagna proprio quando gli altri martiri venivano uccisi ed accusato di essere cristiano perché ne aveva baciati i corpi, fu condannato ad essere bruciato a fuoco lento.