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Il Santo del giorno

 

Aprile 2021
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7 Marzo

Nome: FELICITA, PERPETUA

S.ta PERPETUA e S.ta FELICITA
Martiri (III sec.)

 

Il racconto della loro “Passione” (= il martirio) è una delle pagine più eroiche dell’antichità cristiana.
Perpetua era una nobildonna cartaginese, Felicita faceva parte della servitù della sua famiglia, accomunate dalla medesima fede in Cristo e dall’amore per Lui. All’inizio del terzo secolo l’imperatore a Roma Settimio Severo, scatenò una delle più aspre persecuzioni contro i cristiani. Finirono agli arresti per la loro fe-de (202/203 d.C.) Perpetua e Felicita con altri tre cristiani cartaginesi: Saturnino, Revocato e Secondulo. Stavano ancora prepa-randosi al Battesimo. In carcere finì anche Saturo, il loro catechista, che completò la loro formazione e li battezzò. Erano più pronti che mai ad accettare il martirio. Durante la prigionia, Perpetua, donna assai istruita, scrisse i suoi ricordi. “I soldati – racconta – non avevano alcun riguardo per noi. Per conoscere la nostra sorte, feci una lunga preghiera e una visione mi apparve: una scala d’oro dalla terra saliva fino al cielo, ma così stretta che solo uno per volta poteva salire. Ai piedi della scala stava un grosso serpente; in cima Saturnino mi invitava a salire: “Vieni – mi diceva – ma bada che il serpente non ti morda”. “Esso non mi morderà – risposi – perché in me c’è Gesù Cristo”. A questo Nome il serpente si stese sbarrando l’accesso, ma io gli posi il piede sul dorso e salii liberamente”. Felicita stava per dare alla luce un bambino, ciò le consentiva di evitare il martirio; ma ella pregava di non dover mancare al sacrificio supremo per Cristo. Il piccolo venne alla luce due giorni prima della esecuzione. “Ti lamenti? – domandavano i soldati a Felicita che piangeva per le doglie del parto. Che farai allora quando le belve ti sbraneranno?”. Felicita rispose: “Ora sono io a soffrire; nel martirio sarà Gesù a soffrire in me”. All’ultimo processo, Perpetua si presentò con il figlioletto. Il marito, pagano, la scongiurava di bruciare l’incenso agli dei. Ma Perpetua: “Non posso tradire Gesù Cristo”. Tutto finì sulla sabbia bagnata dal sangue dei martiri, tra i ruggiti delle belve affamate e le urla di una folla imbestialita.