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Il Santo del giorno

 

Dicembre 2022

30 Settembre

Nome: GIROLAMO

S. GIROLAMO
Sacerdote e Dottore della Chiesa (340-420)

 

Nato a Stridone in Dalmazia verso il 340 da famiglia cristiana, Girolamo andò a Roma ventenne per affinare la sua preparazione presso il grammatico Donato e si dedicò con ardore allo studio dei classici greci e latini. A 25 anni, ricevette il Battesimo da Papa Liberio. Incominciò allora una prima serie di viaggi: a Treviri decide di farsi monaco, ad Aquileia frequenta Rufino e una piccola comunità di giovani che amano la virtù e la scienza; nel 373, parte per l’Oriente, dove prima soggiorna ad Antiochia, poi si isola nel deserto come un eremita, dedito alla preghiera. Lì impara l’ebraico e legge la Sacra Scrittura con impegno e passione. Ad Antiochia, è ordinato prete dal vescovo Paolino, a 38 anni. A Costantinopoli, nel 381, si lega in amicizia con Gregorio Nazianzeno e nel 382 ritorna a Roma. Nell’Urbe, diventa segretario di Papa Damaso, che lo incarica di preparare una nuova traduzione di tutta la Bibbia in latino, opera che porterà a compimento negli anni che verranno, dando alla Chiesa la “La Vulgata”, come traduzione ufficiale della Sacra Scrittura. Nel 385, riparte per l’Oriente, visita Alessandria d’Egitto e poi si stabilisce a Betlemme, dove passa la stagione più feconda della sua esistenza, studiando, contemplando, traducendo i libri della Sacra Scrittura e dirigendo spiritualmente il non lontano monastero di consacrate a Dio, come Paola e Eustochio, che egli aveva formato alla vita religiosa a Roma. Alle traduzioni, aggiunge i commenti, diventando, di fatto, il “biblista” più famoso dell’antichità cristiana. Non è un teologo come S. Agostino né un pastore come s. Ambrogio, a lui contemporanei, ma uno studioso, un erudito profondissimo, che conosce la letteratura dei classici, la Bibbia e la letteratura cristiana, i “monumenti” cristiani di ogni genere, e tutto pone, con la sua penna e la sua parola vivace e colorita, a servizio di Cristo. Vive a Betlemme con lo spirito del Calvario, unendo un’enorme tenerezza per Gesù Bambino e per la Madonna e lo spasimo ardente di compassione, con il Crocifisso. A Betlemme, orante e penitente, muore il 30 settembre del 420. E’ il patrono degli studiosi di Sacra Scrittura, uno dei padri più dotti della Chiesa.

30 Settembre

Nome: SOFIA

S.ta SOFIA
Martire (II sec.)

 

Il Caetani fu il primo a pubblicare la passio di Sofia dal cod. ms. della chiesa matrice dello stesso paese. Secondo questo racconto Sofia nacque da Costanzo (o Costante o Costantino) a Costantinopoli negli anni 192 o 203. All’età di dodici anni ricevette il Battesimo da un certo Timoteo. Il padre, avendo saputo che la figlia era cristiana, la rinchiuse in una torre affidandone la sorveglianza ad una nutrice. Nella torre Sofia converte a Cristo la nutrice e i carcerieri che le aprono le porte del carcere per lasciarla fuggire. Imbarcatasi a Costantinopoli, scende a Siracusa, dove si inoltra per la campagna raggiungendo Pantalica, località archeologica nei pressi di Sortino (Siracusa); qui dona la vista ad un cieco. Per condurre vita eremitica, si chiude in una spelonca. La presenza di Sofia in quel luogo impensierisce il prefetto della città, Marziale, il quale con i suoi soldati si porta alla sua ricerca. Scoperta nel suo nascondiglio di là viene trascinata dove si amministrava la giustizia. Ma Marziale, avendo saputo che Sofia era di Bisanzio ed appartenente alla famiglia dell’imperatore, la invia a Costantinopoli dove il padre Costanzo, dopo averle inutilmente ordinato l’abiura del Cristianesimo, la fa decapitare. Dal collo reciso esce latte invece di sangue. Costanzo vinto dal dolore, si porta sul sepolcro della figlia per chiederle perdono; Sofia gli appare circondata di luce, spingendo il padre alla conversione. Gli anacronismi della passio sono evidenti: non esisteva ancora l’impero d’Oriente, come è ignoto nella storia un imperatore di nome Costante o Costanzo o Costantino nel 203, ma la figura della martire dura nel tempo. In Sortino e presso i Sortinesi emigrati in America la devozione per S. Sofia è grande; la sua festa in Sortino richiama molti forestieri. Sul luogo della spelonca che sarebbe stata abitata da Sofia sorse nel seicento una chiesuola di cui restano i ruderi; nel fondo della valle, a pochi metri dalla chiesuola, c’è una fonte d’acqua, sgorgata, come afferma la tradizione, miracolosamente. In dialetto la località è chiamata “Santa Suffia arrassu”, cioè “S. Sofia, lontana o, fuori del paese”.